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Pisa Lucca e la terra di Leonardo - Podium Network | Tour Operator Viaggi per Gruppi in Europa

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TOSCANA


Pisa, Lucca e la terra di Leonardo
4 giorni
 
Quattro giorni in Toscana nella bellezza fatta di pietra, acqua, storia e buona tavola, con un compagno di viaggio in più: Leonardo da Vinci. Lo incontreremo in ogni tappa, a volte come autore di un progetto, altre volte come osservatore curioso della natura.
Tre notti a Lucca, una città che di sera si fa raccolta e silenziosa: si disfa la valigia una volta sola e ci si lascia guidare dal genio di Leonardo.
 
1° Giorno: Pisa e Viareggio (Km.65)
Si comincia da Pisa  al Campo dei Miracoli con i marmi bianchi che sembrano appoggiati sull’erba. Il complesso è Patrimonio UNESCO dal 1987.
La Torre pendente, cominciata nel 1173, iniziò a inclinarsi quando i lavori erano ancora in corso. Il terreno argilloso e instabile cedette da un lato, e i costruttori tentarono di compensare correggendo l’andamento dei piani superiori. Un grande intervento di consolidamento, tra il 1990 e il 2001, ne ha ridotto l’inclinazione di circa 45 centimetri e l’ha messa in sicurezza. Accanto alla Torre si visita il Duomo, avviato nel 1064 dall’architetto Buscheto, con la facciata a loggette sovrapposte. Poi il Battistero, iniziato nel 1152 e il più grande d’Italia: se siete fortunati, un custode canterà sotto la cupola per mostrare un’acustica che lascia a bocca aperta.
Una piccola curiosità: l’immagine rievocata più volte di Galileo che lascia cadere due pesi dalla Torre è un racconto affascinante, ma non è documentato. Galileo, però, nacque davvero a Pisa, nel 1564.
Leonardo a Pisa: l’uomo che voleva spostare un fiume. Tra il 1503 e il 1504 Firenze era in guerra con Pisa. Leonardo, allora ingegnere al servizio della Repubblica fiorentina, fu coinvolto in un piano audace: deviare il corso dell’Arno per togliere a Pisa l’accesso al mare e isolarla. Studiò il fiume, ne disegnò carte e canali, e i lavori furono davvero avviati, ma l’impresa fallì e fu abbandonata.
Dai marmi si passa al Lungarno, dove sorge Santa Maria della Spina, piccolo scrigno gotico sulla riva del fiume. Il nome ricorda una presunta spina della corona di Cristo qui custodita. Nel 1871, per proteggerla dalle piene, la chiesa fu smontata pezzo per pezzo e ricostruita più in alto.
A pranzo la tavola pisana vi mette subito di buon umore: la cecina, una focaccia sottile e dorata a base di farina di ceci cotta nel forno a legna; il baccalà alla pisana; la zuppa pisana di pane e verdure. Per chiudere, la torta coi bischeri, una crostata dolce tipica del territorio.
Nel pomeriggio si sale verso la costa, a Viareggio, e il cambio d’atmosfera è totale: l’aria di mare e la Passeggiata, un museo a cielo aperto di architettura Liberty e déco. Qui nel 1873 nacque il Carnevale, celebre per i grandi carri in cartapesta, e da allora la città ha la sua maschera, Burlamacco, disegnata da Uberto Bonetti nei primi anni Trenta.
Leonardo e il mare. Davanti all’orizzonte vale la pena ricordare che Leonardo fu un osservatore ossessivo dell’acqua, delle onde, dei vortici, delle correnti. Nei suoi manoscritti l’acqua è uno dei temi più ricorrenti, e tra i suoi disegni compaiono perfino idee per un apparecchio per respirare sott’acqua e per guanti palmati da nuotatore. Sono studi rimasti sulla carta, ma raccontano una mente che guardava il mare come un laboratorio.
Se amate il pesce: il cacciucco alla viareggina o gli spaghetti allo scoglio sono la scelta giusta per godersi il tramonto. La sera si rientra a Lucca per cena e pernottamento.
 
2° Giorno: Lucca e le ville lucchesi (km. 35)
Dopo la colazione si entra nella città di Lucca che per secoli è riuscita a restare una piccola Repubblica indipendente, fino all’età napoleonica. Le mura rinascimentali, costruite tra Cinquecento e Seicento e lunghe circa 4 chilometri, non furono mai messe alla prova da un assedio. Oggi sono un parco alberato sospeso sopra i tetti, dove i lucchesi passeggiano e pedalano.
La visita parte da Piazza San Michele, sull’area dell’antico foro romano, con la chiesa romanica dalla facciata a loggette. Poi il Duomo di San Martino, che custodisce il Volto Santo, il crocifisso ligneo da secoli al centro della devozione cittadina. Si cammina tra le vie medievali, lungo l’elegante Via Fillungo, tra botteghe e antiquari, fino alla Torre Guinigi, con un gioiello inatteso: in cima, a circa 45 metri, crescono dei lecci, un giardino pensile in pieno cielo. Piazza dell’Anfiteatro ha una forma ovale che ricalca l’arena romana, oggi cinta da case medievali. Chiude il giro la basilica di San Frediano, una delle chiese più antiche, con la facciata ornata da un mosaico.
Lucca è anche la città natale di Giacomo Puccini, nato nel 1858.
Leonardo, l’uomo mancino. Una passeggiata sulle mura è il momento giusto per scoprire una delle curiosità più amate su di lui. Leonardo era mancino e scriveva molte sue note da destra a sinistra, in modo che il testo si legga correttamente solo davanti a uno specchio. Le ragioni non sono certe: la spiegazione più accreditata è pratica, perché scrivendo così con la sinistra non strisciava l’inchiostro fresco. Questa scrittura “speculare” riempie le migliaia di pagine dei suoi manoscritti.
A pranzo si assaggia la cucina lucchese: i tordelli al ragù e la zuppa di farro, un prodotto che nella variante della Garfagnana ha il riconoscimento IGP. Per dolce, il buccellato, pane dolce con uvetta e anice.
Nel pomeriggio ci si sposta a Camigliano e si visita Villa Torrigiani, splendida villa barocca con interni arredati e un giardino ricco di sorprese, tra cui i giochi d’acqua.
Un pensiero va anche qui a Leonardo, che in tutta la sua vita progettò canali, chiuse e macchine idrauliche. Il nesso con Villa Torrigiani è ideale e non documentato, ma aiuta a capire quanto l’ingegneria dell’acqua fosse un sapere ricercato nel Rinascimento.
Si prosegue a Marlia, alla Villa Reale, legata a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, che governò il territorio lucchese dal 1805. Il parco è vasto e scenografico, e il pezzo forte è il teatro di verzura, ricavato interamente dalla vegetazione, dove secondo la tradizione si esibì il violinista Niccolò Paganini. L’interno della villa non è visitabile, ma il parco da solo ripaga la giornata.
Cena e pernottamento a Lucca.

3° Giorno: Pistoia e Vinci (Km.150)
Oggi è la giornata di Leonardo, con un po’ di strada per arrivare in due luoghi che raccontano due volti della Toscana. Si parte per Pistoia, Capitale italiana della Cultura nel 2017, che sorprende sempre chi la scopre per la prima volta.
Il cuore è Piazza del Duomo, da secoli centro del potere civile e religioso. La Cattedrale di San Zeno custodisce l’altare argenteo di San Jacopo, un capolavoro di oreficeria realizzato nell’arco di oltre due secoli: tra gli orafi che vi lavorarono ci fu anche un giovane Filippo Brunelleschi, il futuro architetto della cupola di Firenze. Accanto si alza il Campanile, circa 67 metri, nato sulla base di un’antica torre longobarda. Intorno, il Battistero gotico in marmi bianchi e verdi, il Palazzo Pretorio con il cortile coperto di stemmi dei magistrati e il Palazzo del Comune. A pochi passi, Piazza della Sala è ancora il mercato ortofrutticolo della città, con il pozzo detto “del Leoncino”. Non perdete l’Ospedale del Ceppo, con il fregio in terracotta invetriata dei della Robbia.
Un filo che porta a Leonardo. Entrando in Cattedrale si trova la Madonna di Piazza, opera nata nell’ambiente della bottega fiorentina di Andrea del Verrocchio, il maestro presso cui Leonardo si formò. Leonardo entrò nella bottega da ragazzo e vi rimase per anni, imparando pittura, scultura, oreficeria e meccanica: un’educazione che spiega la sua versatilità. Non è documentata una sua mano a Pistoia, ma è l’ambiente artistico da cui uscì.
Qui si assaggia la Toscana di montagna: i necci, sottili crêpe di farina di castagne, e gli zuccherini, piccoli dolci tradizionali. E, per chi ama il verde, Pistoia è anche uno dei più importanti distretti vivaistici d’Europa.
Nel pomeriggio si arriva a Vinci, il paese dove tutto sembra raccogliersi attorno a un nome.
Il piccolo Leonardo. Leonardo nacque il 15 aprile 1452 nella vicina frazione di Anchiano. Fu figlio illegittimo di ser Piero, notaio, e di Caterina, una giovane donna di condizione modesta. Di questa nascita sappiamo con precisione l’ora, circa le tre di notte, perché il nonno Antonio la annotò per iscritto. Lo stesso appunto ricorda il battesimo e i padrini, e la tradizione lo lega alla chiesa di Santa Croce a Vinci. Il “da Vinci” non è un cognome ma significa semplicemente “di Vinci”, cioè il paese d’origine.
Nel Museo Leonardiano, ospitato nel Castello dei Conti Guidi e nella Palazzina Uzielli, ci si avvicina al suo genio in modo concreto: ci sono modelli funzionanti delle sue macchine, ricostruiti dai suoi disegni.
Qualche altra curiosità per animare il viaggio sul pullman:
  • La Gioconda. Il ritratto custodito al Louvre è tradizionalmente identificato con Lisa      Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo.
  • Il volo. Leonardo studiò a      lungo il volo degli uccelli, tema del suo Codice sul volo degli uccelli      del 1505-06, e disegnò macchine volanti, mai realizzate ai suoi tempi.
Per il gusto, un assaggio d’olio extravergine toscano su pane sciocco e un calice di vino del Montalbano o di Carmignano. Rientro a Lucca per cena e pernottamento.
 
4° Giorno: Prato (Km.75)
L’ultima giornata è dedicata a Prato, che molti conoscono per il tessile. La città nacque da un insediamento medievale cresciuto attorno alla Pieve e al Castello, e da secoli è la capitale toscana della lana.
Si comincia dal Castello dell’Imperatore, costruito intorno al 1240 per Federico II di Svevia: è l’unico esempio di architettura sveva nell’Italia centro-settentrionale, e il cassero che lo univa alle mura si può ancora percorrere. Poi la Basilica di Santa Maria delle Carceri, tempio rinascimentale a croce greca, iniziato nel 1484 da Giuliano da Sangallo, con le terrecotte invetriate di Andrea della Robbia.
Leonardo e la chiesa “perfetta”. La pianta centrale a croce greca era l’ideale architettonico del Rinascimento, e Leonardo vi dedicò disegni di studio nei suoi manoscritti, in particolare nel Manoscritto B, con progetti di chiese a pianta centrale.
Nel Duomo di Santo Stefano il pulpito esterno di Donatello e Michelozzo (1428-1438) fu pensato per mostrare ai fedeli la Sacra Cintola, la reliquia mariana venerata in città. All’interno, gli affreschi di Filippo Lippi, con la celebre scena della danza di Salomè. Non manca la Piazza del Comune, con la fontana del Bacchino.
Leonardo e il tessile. Prato è la città dei tessuti, e anche Leonardo se ne occupò: nei suoi manoscritti compaiono disegni per macchine per la lavorazione dei panni.
Per il pranzo, il finale è dolce e saporito: la mortadella di Prato IGP, rosata e profumata di alchermes; la bozza pratese à il pane tipico. Per chiudere i cantuccini, che qui hanno una storia lunga e si inzuppano nel vin santo.
Dopo il pranzo, saluti e partenza, con la Toscana e… un pizzico di Leonardo, ancora addosso.
 
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